Alatiel si sposa

27 Dicembre 2008 Commenti chiusi

Dopo due anni di silenzio riemergo con una notizia meravigliosa.

Prosegui la lettura…

Il commesso guardatore

14 Giugno 2007 22 commenti

Il commesso è quell’animale che vive all’interno delle mensole di un negozio e si fa la tana tra i maglioni di lana d’inverno o tra le maglie misto cotone d’estate.
Le due razze principali sono: il Commessus Sbuffans e il Commessus Ridens.
Il primo esemplare quando vede un cliente entrare dalla porta sbuffa copiosamente e alza gli occhi al cielo e, dal momento che è di natura timida -si crede- si va a nascondere in qualche angolo piegando maglioncini già piegati.
Il secondo esemplare invece è quello che ha maggiori rapporti con gli umani.
Il Ridens si apposta dietro gli scaffali facendo dei veri e propri agguati ai clienti.
Li pedina e poi sfodera il meravigliso sorriso che dà il nome alla sua razza.
Durante la prova dell’abito fa continui complimenti emettendo versi e allungando esageratamente le “e”.
“Come sta beneeeeeee”
“Sembra fatto apposta per leeeeeei”
Insomma, privato della coda, esprime così il suo affetto.
Un giorno mi è capitato di incontrarne uno mentre cercavo un abito per la Marmotta.
Il Commessus gliene fece provare uno leggermente elasticizzato.
La marmotta, uscendo, sembrava avesse un candelotto di dinamite nei pantaloni.
“No, forse questi segnano…” borbotta la mia Marmotta
“Ma nooo… ti stanno davvero beeeene”
“Sì, ma si vede tutto”
“Eeeeehhh”
La Marmotta mi guardava e sorrideva divertita, io guardavo la Marmotta e ridevo di gusto.
Il commesso guardava il candelotto.
Per terminare, poi, il commesso è un animale dalle mille qualità, ma è molto permaloso. Quando poi gli si domanda uno sconto indietreggia e scompare all’orizzonte facendo perdere le sue tracce.

Cani russanti e manici di scopa

7 Maggio 2007 37 commenti

Sono le quattro di mattina e devo svegliarmi alle sette per aprire la forneria.
Ho tre ore, soltanto tre ore di sonno.
Fortunatamente tutto tace in casa, quindi nel giro di pochi minuti dovrei addormentarmi.
E mentre formulo questo pensiero ripenso a quando al liceo studiavo Murphy le sue leggi:
“Se avrai solo 5 minuti per dormire in quei 5 minuti il tuo vicino userà il trapano”.
Tendo l’orecchio.
Niente.
Il vicino dorme e io ho tre ore.
Dal buio Cocò, il fido quadrupede, mi arriva al fianco, e nel silenzio assoluto comincia a leccarsi i testicoli. Nessun problema. Lancio cane con annessi testicoli nell’armadio. E chiudo.
Mi avvolgo in due coperte e mi giro su un fianco. Una coperta scivola. La tiro su, sporcono due minuti e mi rigiro. Cade l’altra. Lancio le coperte nell’armadio. Stanotte c’è afa.
Il cuscino è troppo alto, la abat jour è accesa. Cuscino e abat jour nell’armadio.
Mi alzo. Ho fame; prendo due fette di bresaola e ne mangio una sul letto, come una bestia. L’altra la lancio nell’armadio, che ringrazia con un guaito.
Sono le cinque. Ho due ore per dormire.
L’armadio comincia a russare e il vicino si deve essere svegliato perchè parla. Ma con chi parli alle quattro di mattino?
“Con te, idiota!”
Con me?
“Sì. Il tuo armadio sta russando”
Ah…ecco.
Accendo il computer.
Spengo il computer.
Accendo.
Spengo.
Dico almeno dieci parolacce che iniziano per “A”.
Sono quasi le sei e decido di vestirmi: sono sveglia come un martin pescatore.
Apro l’armadio e rotola fuori il mio cane arrotolato nelle due coperte con in testa una abat jour che si accende come un’idea brillante.
E’ quasi ora di lavorare. Sono le sei e mezza!
Comincio a sentirmi un pò…
zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz…

Così parlò Balaustra…

3 Maggio 2007 8 commenti


Mentre rifletto sul prossimo post, vi lascio in compagnia di quallcosa di interessante, quasi surreale…

“A furor di polipo”
“L’addio al prelibato”
“Non dare alito a pettegolezzi”
“Tagliamo la testa al topo”
“Ti licenzio sul tronco”
“Finchè la vacca va…”
“Non voglio essere un capro respiratorio”
“Chi più lo ha… più lo metta” (evviva!)
“Procedevo a tendoni”
“Sono un pò duro di sospensorio” (ri-evviva)
“Ho sbattuto la macchina sul Paraguay”
“Ha il morbo di Parkestein”
“Mio nonno aveva il morbo di Atkinsons”
“Ho un sofficino al cuore”
“Vorrei sottopormi a un Ketchup completo”
“Il dolce con l’uva passera”
“A Londra mi ingozzerei di After Shave!”
“Vorrei dello Champagne Don Champignon” (questo deve essere un mio cliente)
“Ho il fisic du Rolex”
“Gallina vecchia fa buon uovo”
“Mi può disinnescare la segreteria telefonica?”
“Assaggi questo whisky: è una vera raffineria”
“Per queste cose si avvolga al cameriere”
“Quando muoio mi faccio cromare”

E’ proprio vero “Verba volan, scripta restan!”

Tettonica

6 Aprile 2007 29 commenti


Questo è un post che incollerà allo schermo la popolazione maschile.
Si parla di seno, detto in maniera scientifica.
Si parla di meloni, zucche, angurie, pere. Come direbbe il mio fruttivendolo.
O come direbbero lungo la penisola… si parla di zinne, airbag, balconi, ninne, puppe…
Insomma, non per vanatarmi ( e di che dovrei vantarmi??), ma io, in discoteca ne vedo parecchie.
Nella sala liscio spopolano quelle a “orecchie di elefante”. Inutile la descrizione, mi pare.
In discoteca se ne trovano una varietà incredibile.
Quelle della Tavola da Surf (detta anche Asse da stiro), quelle a Pera cotta, quelle che stanno giuste giuste nella coppa di Champagne… nel flute, più che altro.
Ogni donna le porta in giro con orgoglio. A volte con troppo orgoglio.
Una sera ho visto chiaccherare amabilmente una donna che aveva platealmente fuori dalla maglietta una mezza tetta con Signore che aveva assunto il colore dei lamponi in volto e sembrava nascondere un’antenna nei pantaloni.
A volte qualche giovane pulzella gioca di trasparenza con il risultato che dobbiamo portare in infermeria qualche signore che si è distrattamente smaltato contro una colonna.
Nessuno è immune dai movimenti tettonici.
Mentre ero al banconde del mio bar al lavoro ho ricevuto diverse richieste del tipo
“Non importa che cocktail mi fa, basta che me lo shaekeri”
oppure “Faccio il meccanico: vuole che le controlli la pressione?”
E come diceva sempre il mio Bisavolo:
“La prima cosa che guardo in una donna sono gli occhi… specie di quelle con le tette grosse!

La Clissa di Luna

4 Marzo 2007 23 commenti

Esiste una legge non scritta che dice che, a fine serata, in una discoteca si possono fermare solo i clienti con il Q.I. di un Opossum (mi scuso con gli opossum presenti).
In effetti, nella discoteca dove lavoro, non è che nel cuore della serata girino i cugini di Isaac Newton, ma questo è un altro discorso.
Marcello, il mio cameriere preferito, durante questa serata in cui il mondo è col naso in su a causa dell’eclissi di luna, esordisce con: “Ragazzi! Tutti fuori a vedere la Clisse di Luna”!
E dopo questo esordio come potrebbe proseguire la serata?
Logicamente sorseggiando un Cubo Libero… così come da richiesta di una signora della quale ho potuto notare solo la frangia, vista l’altezza non elevata.
E in seguito arriva Ezio, bestemmiando, come suo solito, ma con il sorriso.
“Ciao! Porco… Dammi qualcosa da bere …Vaccam… che stasera sono in forma… ”
I clienti attorno ammutoliscono, una signora lo guarda con aria di rimprovero e lui, con gentilezza risponde allo sguardo “Mi scusi signora… Impestatadiquellam… ma stasera sono fuori perchè l’Inter… (segue intraducibile discorso sulla squdra).
La signora intanto al primo “Impestatadiquella…” lo fissa con occhi da poiana e poi, indignata, sviene.
Ezio fa questo effetto a volte.
Io lo guardo e gli preparo un bicchiere di bianco.
Vengo distratta da un cliente che annuncia che “la crisi di luna è finita”,
e “dulcis in fungo”, a fine serata, mentre mi muovo verso casa -finalmente- una voce insolitamente squillante alle mie spalle canta
“ciao ciao belle tettoneeee!”

La lunga serata del sabato è giunta al termine.
Deo gratias.

Aromatherapy

2 Febbraio 2007 23 commenti


Siamo sul divano la marmotta e io, teneramente abbracciati, al lume di una abnorme candela alla lavanda. La coperta sulle gambe, come vecchi amanti.
La candela sparge il suo profumo così…così…insolito.
“Marmotta, senti – lo apostrofo- la candela non era alla lavanda?”
“Certo! Non senti che profumo?”
Mi riappacifico con l’universo, ma solo per due minuti…
“Marmotta, ma questa lavanda non ti sembra anomala?”
“Ma no? Ha il suo solito profumo di prato inglese, anzi, oserei dire, irlandese!”
Inquieta mi agito sotto la coperta. Mi alzo e vado a prepararmi una camomilla al miele. Intanto lui allunga le gambe e si stiracchia.
“Marmotta… senti che roba! Secondo me la candela ha qualche cosa che non va!”
“Ti sbagli, amore mio…”
“No che non mi sbaglio, Sento odore di Camambert!”
Mentre circumnavigo le sue gambe l’odore si fa più penetrante, poi, da sotto la coperta, spunta il suo piede guarnito di calzino di lana.
Lui segue la traiettoria dei miei occhi e poi sorride con tutti i denti che ha, sprofondando nel divano.
“io ti ammazzooo!” urlo gettandomi su di lui…
Troppo tardi. Lui si è già dileguato, lasciando dietro di sè un’inconfondibile scia odorosa…

Tutti allegri andanti con brio

3 Gennaio 2007 34 commenti


Ore 00.00
Il mio capodanno non inizia con un brindisi.
Inizia con una squadra di animali che mi gridano “Dodici moijto! Sette Coca Havana belli carichi! Un margarita alla fragola senza fragole!”
Così, come se a il primo genaio 2007 fosse venuta a tutti una grande sete collettiva.
Più di 900 ordinazioni in quattro ore.
225 all’ora.
3,75 al minuto.
Sembro una catena di montaggio con un solo cingolo.
Ore 01.00
Cominciano a crollare le decorazioni natalizie. Fili argentati usati come liane, stelle dorate utilizzate a mo’ di freesbee e anche le mie palle, belle e enormi, si frantumano al suolo.
Ore 02.00
Cominciano a giungere strane richieste e abbinamenti improbabili: “Ce ‘hai mica un panino con lo zampone?”
Ore 03.00
Si inzuppa il panettone nella vodka alla menta e le patatine nel Bailey’s.
Ho un conato.
Ore 04.00
Primi barcollamenti e canti collettivi. Principio di orgia arginato dalla Security piuttosto imbarazzata.
Ore 05.00
Arriva l’ora della chiusura. Si vedono buttafuori che caricano gente sulle cariole e clienti che strisciano col passo del giaguaro verso l’uscita.

Mi volto e vedo accanto a me la Marmotta. Bella e felice come un gingillo sul suo alberello di Natale.
Finalmente un attimo di poesia.
Che Lui corona con una delle sue frasi più dolci:
“Amore mio…
anche nel 2007…
amo te…
e le tue tette!”

Buon anno!!!!

Genitali allo sbaraglio

11 Dicembre 2006 45 commenti


E dire che una volta farmaci e composti chimici avevano nomi così carini. Neuromicina (per gatti malati di mente), paracodina (per riparare l’estremità degli stessi), aspirina (per curare anche i piccoli oggetti di uso domestico). Insomma, uno ci si affezionava anche a questi nomi; pensiamo, per esempio alla stricnina… bhe forse è meglio non pensare troppo alla stricnina…
Insomma, farmaci dai nomi teneri come il Lisomucil, lo sciroppone che tutti ci bevevamo a canna perchè era tanto buono.
Poi, una sera, mentre cenavo a tavola con i miei genitori è arrivato il progresso con il nome altisonante di Vagisil.
Certo non avrei potuto chiedere se serviva a curare il raffreddore. Mio padre, mia madre ed io restammo ammutoliti con gli spaghetti penzolanti dalla bocca mentre nella stanza echeggiava ancora questo nome Vagisil…
Ma il progresso non si fermò quella sera si riprodusse e creò VagiGard.
Mi accorsi di essere entrata nell’era della Chiarezza quando una gentile donzella mi domandò se anche io usavo l’Anonet.
La Marmotta, che già mi era al fianco, mi domandò con gli occhioni tondi di curiosità “A che cosa servee?” E io gentilmente scandii:
“Ano – Net”.
Forse lui credette si trattasse di un nuovo canale televisivo per omosessuali perchè sorridendo se ne andò, riappacificato con il mondo.
Ma il meglio doveva ancora venire.
L’era della Chiarezza mi si manifestò come un lampo all’interno di un libro.
Un farmaco per aiutare chi ha problemi di erezione.
Potevano chiamarlo amorevolmente Aiutinomicina o Poveropisellin e invece – o ingrati!- come l’hanno chiamato?
Sustanon!
E se provate ad anagrammarlo?
Non-sta-su!
Meditate, maschi, meditate!

Quelli del paletot

21 Novembre 2006 25 commenti


Nella Piccola Forneria di via Corsica la vita prosegue lieta e giuliva. La Signora Sandra da dietro il bancone dispensa sorrisi e pagnotte come se piovesse.
Proprio ieri ero arrampicata sullo scaffale per vedere se c’erano ancora piselli quando sento un tonfo. La Signora Sandra, serafica mi dice: “Niente paura, è solo il nonno che si è stampato contro la vetrina”.
In effetti poco dopo entra barcollando il Nonno. Non il mio nonno. Ma il Nonno della Piccola Forneria. Ne abbiamo almeno otto.
“Buongiorno signora! Fa caldo oggi per essere novembre. Non c’è neanche bisogno di portare il paletot!”
Da dietro spunta il ciuffo della Signora Iside che prosegue “secondo me questo caldo è colpa dello smok!”
Fa il suo ingresso la Rosa “Sì. Lo smok e il riscaldamento globulare!”
Mia mamma li guarda ammirata.
Io li guardo con sei scatolette di piselli incastonati tra il mento e le tette.
“E’ proprio incredibile questo effetto Sberla
“Ma non si chiama Effetto Sberla, Iside! Si chiama Affitto Serra!”
“Io credevo che fosse l’Effetto Terra…”
“Ignorante!”
Bene, tutto questo è la Piccola Forneria.
Avrebbero potuto cadermi le palle. Invece mi sono caduti tutti i piselli.
C’est la vie!

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